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Paese

Dati Generali
Il paese di San Nicolò Gerrei
San Nicolò Gerrei è un Comune della provincia di Cagliari. Situato a 365 metri sul livello del mare, si estende a sud del Flumendosa. Conta 944 abitanti. Fa parte della XXI Comunità Montana “Sarrabus Gerrei?. Dista 53 km da Cagliari. Si ritiene che il paese abbia origini in epoca cartaginese e romana. Anticamente era denominato Pauli Gerrei. L´attuale denominazione risale al 1863, dal nome del santo patrono.
Il territorio di San Nicolò Gerrei
Altitudine: 167/838 m
Superficie: 62,64 Kmq
Popolazione: 977
Maschi: 489 - Femmine: 488
Numero di famiglie: 365
Densità di abitanti: 15,60 per Kmq
Farmacia: Via Eleonora D'Arborea, 4 - 070 950108
Guardia medica: piazza Europa, 2 - tel. 070 950032
Polizia municipale: piazza Salvatore Naitza - tel. 070 95026
Carabinieri: via Eleonora D'Arborea, 20 - tel. 070 950022

Storia

PAULI GERREI [San Nicolò Gerrei], villaggio della Sardegna nella provincia di Cagliari, capoluogo di mandamento della prefettura d’Isili, già compreso nel dipartimento di Galila o del Gerrei, nel regno o giudicato di Plumino.

La sua situazione geografica è nella latitudine 39° 30', e nella longitudine orientale dal meridiano di Cagliari 0° 12' 30".

Siede questo paese in regione montuosa fra le colline, in là delle quali sono moli maggiori ed eminenze superiori, avendo prossimi due monticelli, uno a scirocco, l’altro, che è men vicino, a greco; quindi altri quattro, che sono quasi nella direzione di maestrale, ponente-libeccio e ostro-libeccio distanti circa mezzo miglio, e il doppio quello che è a ponente-libeccio; quindi a greco un monte e a sirocco il terrazzo, che dicon Piano del Gerrei, ed a ponente a intervallo di due miglia e mezzo l’eminenza detta Montigi.

Da questo intendesi l’angustia del suo orizzonte e quali venti influiscono più o meno, quanto esser debba il calore estivo, che sarebbe maggiore che ne’ luoghi circostanti, se le piante non vietassero quella riflessione che altrove fa più cocente l’aria; quando il freddo invernale che nelle notti aquilonari è glaciale di quattro o cinque gradi.

Le pioggie sono più frequenti che nelle regioni piane e basse, e sono pure più frequenti le tempeste e le nevi. Queste talvolta non si dissolvono prima di otto giorni.

L’aria di Pauli potrebbe esser molto migliore se si avesse cura delle acque che non hanno libero scolo e favoriscono la putrefazione de’ vegetabili ed animali: nello stato attuale delle cose è in certi tempi insalubre, e per rara ventilazione, e perchè contaminata da miasmi.

In altri tempi il ciel di Pauli era ancor più maligno, perchè le acque vi faceano una palude che poscia venne a colmarsi, donde originò il nome del paese, come vediamo che da simil ragione altri luoghi abitati furono parimenti appellati.

Ho detto che il bacino della palude venne a colmarsi, ma a dir più veramente manca ancora assai perchè sia colmo, come vedesi nell’ingresso del paese che è tutto pantanoso, e nel tempo invernale in quasi tutta l’area delle abitazioni le quali pajono isolette di un mare di fango, e alcuni tratti di questa immondezza sono per soprappiù pericolosissimi agli animali che vi si affogano o vi restano invischiati.

Crederà il lettore che sia gran difficoltà a togliere tanti pantani, tante piccole paludi, molte delle quali non si asciugano prima dell’estate? Se i paesani riempissero i fossi di ghiaja e con la medesima sternissero le vie; se dirigessero le alluvioni; se dessero scolo alle vene perenni nel declivio al fiume; non più si vedrebbero tanti ristagnamenti, e tanto fango, e non sarebbe più tanta copia di miasmi. Se il consiglio comunale invitasse il popolo a quest’opera, nessuno si rifiuterebbe, e in breve sarebbe cangiato in meglio l’aspetto di questo terreno: ma nel consiglio comunale non essendo uomini che abbian zelo e intelligenza, però le cose restano come sono.

Territorio. Ne’ pochi cenni sin qui dati è gran parte di ciò che deve dirsi sotto questo titolo. La superficie è generalmente montuosa; non pertanto tra i colli indicati sono de’ piani notevoli, ed è piano il dorso del terrazzo del Gerrei, che nella sua parte meridionale stendesi poco più di tre miglia con una lunghezza di due, ed è uno de’ più notevoli avanzi del grande altipiano che era in questa e nelle prossime regioni.

Le valli principali del paulese sono, quella di libeccio che apresi fra due catene di colline ed è assai larga; le due aperte intorno all’austro, le quali con la prima si riuniscono nella valle detta del Gerrei, che tortuosamente procede alla gran valle del Dosa.

Acque. Le fonti sono in gran numero, e presso al villaggio formansi due rivoli, uno a una estremità, l’altro all’altra. Egli è però nel Montigi, che si trovano più soventi, e d’acqua migliore, e che si indicano le due più celebri, una nella cima del medesimo, l’altra nella pendice contro il settentrione, che si nomina di s. Angelo, le quali sono reputate di bontà eguale a quelle che nella Barbagia hanno maggior vanto.

Nella valle di Gerrei, che indicammo, scorre lo Spigulo, uno dei rami del Dosa che formasi dai rivoli delle due valli australi e si accresce dalle acque del paese.

Un altro ramo dello stesso Dosa componesi da due rivoli, che scorrono nelle due vallette, nelle quali è solcato la regione australe del terrazzo indicato e da quello che cinge la sua falda meridionale raccogliendovi tutta l’effluenza delle vene che sono aperte nelle falde e pendici settentrionali della prossima montagna di Genas.

Vegetabili. Grandissimo numero di specie rivestono i colli e le montagne, e adombrano i salti piani; i lecci sono molto frequenti e in qualche parte formano selva, gli olivastri assai comuni, e riguardando da lungi molte tanche può parer di vedere gli oliveti più prosperi. I cisti, l’eriche, i corbezzoli, i lilatri e il lentisco sono sparsi per tutto, e dall’ultima specie ricava-si ogni anno una gran quantità di olio.

Selvaggiume. Essendovi tanti spazi incolti e selvosi, vi sono in gran numero i cinghiali, i daini e i cervi, le volpi e le lepri, gli uccelli gentili, e nel fiume le specie solite.

I tordi e merli vi pascolano in gran numero nella stagione invernale.

Nel territorio di Pauli trovasi il lignite nell’arenaria, come pur trovasi ne’ vicini luoghi e dipartimenti tra la stessa roccia.

Popolazione. I paulesi sono attualmente anime 865, distinti in maggiori d’anni 20 maschi 275, femmine 282, e minori maschi 153, femmine 155, distribuiti in famiglie 205.

Professioni. Dei maschi in età di lavorare 215 sono applicati all’agricoltura, 52 alla pastorizia, 25 ai mestieri necessari, cioè falegnami, muratori, fabbri-ferrari, scarpari ec.

Le malattie più comuni sono le febbri intermittenti e perniciose cagionate da miasmi che si respirano, e i dolori laterali che si fecero più frequenti dal tempo che si cominciò a deporre il cojetto e l’altre maniere di vestimenta nazionali, che erano accomodate al clima troppo variabile nella temperatura. La mortalità è sempre maggiore ne’ fanciulli per poca cura delle madri, e per trascuranza di tutte le regole dell’igiene.

Per la cura delle malattie non si ha che un chirurgo senz’alcuna farmacia. La lancetta fa tutto, e quando occorra il caso di qualche prescrizione allora si invia

  1. o a Mandas o a Cagliari, cioè alla distanza di miglia 15
  2. o 18, giacchè nelle altre spezierie, con buona licenza del Protomedicato generale, si ha il rifiuto di quelle di Cagliari.

Vaccinazione. Era già da alcuni anni fatta questa istituzione, già da alcuni anni i popoli portavano il nuovo carico per i vaccinatori, e questi non avevano ancora cominciata la lor opera.

Carattere. I paulesi sono buona gente, uomini laboriosi sebbene con poca intelligenza dell’arte che praticano, come è frequentissimo, e così sobri, che uno di essi avrebbe assai per tre giorni di quello che basta per un sol giorno a un trecentese.

Non è a notare altro di male che alcuni piccoli furti.

Tra i galilesi sono i paulesi meglio riputati degli altri, tra’ quali quei di Silius sono accusati di poco rispetto all’altrui proprietà; quei di Ballao come turbolenti e troppo facili a maneggiar l’arme; quei di Armungia testardi e ruvidi, uomini di bassa statura, con gran capo pien di nulla; e quei di Villasalto litigiosi, capricciosi, duri di mente.

L’attito resta ancora in uso e alcuni lo fanno con molta solennità.

Scuola elementare. Si stette per molti anni in Pauli senza che si aprisse la medesima a causa che per lo stipendio del maestro non si erano segnati più di 17 scudi, e nessuno credea così vile l’opera sua (la quale nella più parte dei casi è di nessun prezzo) da doversi contentare di così tenue retribuzione.

Il Gerrei in questo rispetto dell’istruzione è stata la contrada più sfortunata, perchè le scuole o non vi furono aperte, o non furono frequentate. La somma de’ fanciulli, che ordinariamente concorrono nelle quattro o cinque elementari, non oltrepassa i venti, e il frutto, che ottengono quelli che vi intervengono, più spesso è nullo, come sarebbe evidente se si domandassero i nomi de’ giovani, che abbiano profittato nel corso. Se ai parenti, e ad altri con maggior ragione, deve imputarsi il piccolissimo numero degli scolari, deve poi attribuirsi a’ maestri la nullità del profitto, a essi che fan la scuola quando vogliono e che la fanno colla più riprovevole negligenza, la quale non pertanto lodasi poi come zelo, assiduità, intelligenza!!! da quelli cui importa che credasi così. Il mal servigio si presenta come benemerenza, e poichè si prende immeritamente il salario si ha l’impudenza di voler altre ricompense. L’impostura giuoca. Ma v’ha chi scopre le menzogne e la frode.

In Pauli le persone che sappian leggere non sono più di dieci!!

Le donne paulesi lavorano ne’ telai sul lino e la lana sopra quello che vuolsi dal bisogno delle particolari famiglie. Il panno forese è molto stimato per la sua durata.

Proprietari. Delle famiglie componenti questo comune sono pochissime che non posseggano qualche porzione di terreno, o chiuso o aperto. Quasi tutti abitano in case lor proprie.

In tutto il dipartimento sono rarissimi quelli che faccian vita da signori e mangino senza lavorare. In Pauli non se ne vedeano che due soli.

Quanto è il numero di quelli che si occupano a far nulla, altrettanto è il numero di quelli che devon vivere limosinando. In Pauli erano soli due gli infelici che la fortuna avea dannati a questa umiliazione.

Agricoltura. L’estensione del territorio del paulese non è meno di 26 miglia quadrate, delle quali 14 sono superficie aspra, inetta o difficilissima alla cultura, le rimanenti 12 facilmente coltivabili.

Non è molto a lodarsi generalmente la natura di questi terreni, i quali sono poco fertili anche quando non mancano le pioggie.

Abbiamo notato nell’articolo Galila i numeri ordinari della seminagione, starelli di grano 600, d’orzo 200, di fave 100, di legumi 6, di lino 25, e or notiamo, che da quel tempo in qua forse di poco si sono aumentati, non essendosi osservato alcun progresso nelle cose agrarie di questo paese.

La produzione ordinaria del grano è il 7, dell’orzo il 9, delle fave il 7, del lino l’1 1/2 di seme e cantare 1 1/5 di fibra.

I fruttiferi sono in gran numero, e di molte specie e varietà, e danno bei prodotti, principalmente noci. Non ricavasi però lucro che dalle mandorle, e passeranno molti anni prima che possa ottenersene dagli olivi.

Il vigneto di Pauli è poco esteso e non produce quanto è necessario alla consumazione del paese e de’ passeggieri che vanno nell’Ogliastra; però si va distendendo.

Il vino del medesimo piace al gusto, ma è inferiore in bontà a quello che si manipola in Villasalto, Armungia e Ballao. I luoghi scelti per la cultura delle viti non sono i meglio adattati.

Orticultura. Questa che potrebbe essere molto estesa e proficua, essendovi tanti terreni acquidosi per gran tempo fu quasi nulla, e non si coltivano che alcune poche specie per uso particolare. I paulesi non amano le patate.

Le vidazzoni, o i terreni, dove si alterna la seminagione non avendo di superficie più che starelli 1800, e le vigne co’ chiusi e gli orti non avendone più di starelli 400, in totale 2200; e la parte facilmente coltivabile essendo di starelli 10272, può il lettore vedere quanta parte della medesima si lasci soda.

Monte di pietà. Sono circa 50 anni che fabbricossi il magazzino, nel quale si spese tutto il fondo nummario, e la fabbrica essendo caduta nello stesso anno, mancò il magazzino e mancò la sovvenzione nummaria a’ poveri agricoltori. Se in questo paese fossero state persone di consiglio avrebbero potuto persuadere gli agricoltori a fare una roadia seminando con lavoro comune e facendo pure in comune le altre operazioni; e col frutto sarebbesi in pochi anni fabbricato un altro magazzino più solido.

Pastorizia. Il territorio di Pauli è molto idoneo alla pastorizia, e se vi fossero persone più intelligenti la pastorizia potrebbe essere più larga e proficua per la copia de’ pascoli che piacciono alle diverse specie e per la comodità di poter formare de’ prati irrigui nelle valli, che abbiamo indicate col mezzo di tante acque perenni.

Bestiame manso, buoi per l’agricoltura 280, vacche mannalite 100, cavalli 100, sommari 200, majali 70.

Bestiame rude, vacche 500, pecore 3200, capre 3000, porci 800, cavalle 120.

Il formaggio è di qualche bontà: esso è del latte delle capre e delle pecore, perchè non si usa mungere le vacche, come generalmente si praticò fin qui nella Sardegna meridionale. Il cacio pecorino è delle due qualità il migliore.

I pastori paulesi vanno erranti, come altrove, e si ricoverano o nelle spelonche o in capanne formate da rami. Essi non sono come in altre parti maligni verso gli agricoltori, anzi molti fra i medesimi si procurano col proprio lavoro il grano e l’orzo che è loro necessario.

Apicultura. E qui pure bisogna gridare contro, non so che dir meglio, o l’inerzia o l’apatia, nella quale trascurano il loro interesse, un profitto che avrebbero con poco studio. Gli alveari, che potrebbero essere migliaja, non sono forse un centinajo!

Commercio. Il principale articolo sono i prodotti pastorali, capi vivi, formaggi, e pelli, dal quale ritrarranno circa 20 mila lire nuove!!! Dagli altri articoli non so se possa aversi la metà.

Il Gerrei ha grandi difficoltà al commercio nel-l’asprezza delle vie, nelle quali non può farsi il trasporto, che sul dorso de’ cavalli; e finchè non si apra una strada comoda non potrà questa regione aver commercio e produrre tanto quanto può. E maggiore ancora sarebbe il suo vantaggio se si facesse in modo che potessero mandarsi sulla corrente del Dosa nel Sarrabus le derrate destinate all’estero.

Religione. Questo popolo compreso nell’antica diocesi doliese resta nella giurisdizione dell’arcivescovo di Cagliari ed è governato nelle cose spirituale da un parroco che ha titolo di rettore, ed è assistito da un altro sacerdote.

La chiesa parrocchiale di recente costruzione e di disegno regolare è dedicata a s. Nicolò di Bari. A vederla facilmente si intende che il paese è povero; ma poi chi guardi ben addentro osserverà una riprovevole trascuraggine.

Presso la medesima alla sinistra è il cemiterio e in esso l’oratorio del SS. Rosario.

Questa chiesa trovandosi in centro dell’abitato, vede bene il rettore in qual sito sieno sepolti i cadaveri dopo trent’anni che si ordinò la formazione de’ campisanti: e può intendere quant’aumento sia a’ miasmi dall’effluenza delle fosse, le quali si fanno senza gran fatica, senza nessuna attenzione, superficialissime.

Fuori del paese erano due chiese, una alla parte del settentrione e molto prossima, la quale avea per titolare la vergine delle Grazie; l’altra, in distanza d’un’ora al sirocco, dedicata a s. Lucia v. e m. Non essendosi voluto spendere per le necessarie riparazioni esse sono presentemente un mucchio di rovine.

La festa principale di Pauli con gran concorso di forestieri è per il titolare della parrocchia. In occasione della medesima si celebra una piccola fiera.

Le decime che si danno alla parrocchia si computano ordinariamente di lire n. 4250, distintamente l. 3000 da’ frutti maggiori, e 1250 da’ minori.

Antichità. In tutta questa regione sono pochissimi nurachi, e in questo di Pauli non se ne vedono più che due in gran parte disfatti.

Nel luogo di Pauli e in sue vicinanze esisteva nel-l’era romana un paese, e testimoni di quei tempi si sono dissepolti vari oggetti, e notevolissimo di tutti un sarcofago scolpito con molta arte…

Feudo di Villa Clara. Di esso non possiamo ancora porgere le notizie storiche, perchè fin qui non ci venne fatto di riunirle: e diremo solo che per lunghissimo tempo è stato posseduto dall’illustre famiglia de’ Zatrillas che vi soggiornò (nel palazzo baronale di Pauli) fino al 1806, quando l’ultimo di quella nobilissima casa il marchese D. Francesco passò in Cagliari, dove morì nel 1814 addì 17 settembre senza posterità. La presenza di que’ signori nel feudo giovò a’ vassalli, massimamente in questo senso che non patirono quanto i vassalli di altri feudi che erano amministrati dai fattori. I galilesi però ne conservano cara memoria; il che è unico, senza esempio, maraviglioso!

Riscatto del Marchesato di Villa Clara. Nel 1839 addì 15 maggio dopo l’accertamento delle prestazioni del feudo, composto de’ villaggi di Pauli-Gerrei, Villa-salto, Armungia, Ballao, Silius e Sisini, in lire sarde 4997. 3. 0, e la liquidazione de’ pesi ed oneri in l.

787. 19. 8, e dopo essersi offerto dal duca di s. Giovanni, marchese di Villaclara, D. Pietro Vivaldi Pasqua, al Re il riscatto del medesimo, si convenne tra lui e il regio fisco ne’ seguenti patti;

Che il Duca e il Marchese per se suoi eredi e successori rilascierebbe e trasmetterebbe al R. Demanio con tutte le clausole abdicative e translative di possesso il feudo di Villaclara consistente ne’ suddetti sei villaggi, investendone il R. Patrimonio, presso cui rimarrebbe però reintegrato il pieno e libero dominio, come se mai non fosse stato tale feudo distaccato dal R. Demanio, con la riserva d’alcuni predi: che per questa cessione dovrebbe il Duca ricevere il prezzo di lire s. 84183.6.8, pari a l. nuove 161538. 40, corrispondenti al 100 per 5 alla rendita del feudo, che dall’accertamento e liquidazione risultò di lir. s. 4209.3.4, equivalenti a l. n. 8081.50; che questo prezzo verrebbe corrisposto al Duca dalle R. finanze col mezzo dell’inscrizione a favore del Duca resterebbe a termini dell’art. 1 carta reale 21 agosto 1838 sottoposta a quegli stessi ordini di successione, a’ quali ove non fosse seguito il riscatto, sarebbe stato soggetto il feudo non solo per disposizione dell’infeudazione, ma anche per volontà dell’uomo.

Liquidazione de’ redditi de’ villaggi
del detto marchesato di Villaclara.
Pauli Gerrei
Prestazioni a carico del comune l. s. 512 1 0
non a carico " 83 " "
Reddito totale " 595 1 0
Villasalto
Prestazioni a carico del comune l. s. 1475 " "
non a carico " 70 " "
Totale " 1545 " "
Armungia
Prestazioni a carico del comune l. s. 668 " "
non a carico " 183 " "
Totale " 851 " "
Ballao
Prestazioni a carico del comune l. s. 701 15 0
non a carico " 26 " "
Totale " 727 15 "
Sisini
Prestazioni a carico del comune l. s. 198 2 "
non a carico " 2 " "

Totale " 200 2 "

Silius

Prestazioni a carico del comune l. s. 526 5 " non a carico " 6 " "

Totale " 532 5 "

I titoli de’ diritti erano i seguenti: feudo in grano, feudo in denaro, cancelleria, presente di Pasqua per le prestazioni a carico dei comuni: fitti di vari salti, uno detto di Baccanali, l’altro di Biasorco, il terzo di Gruppa, il quarto di Mordega, il quinto di Ciamana, penali e macchizie.

Alcuni altri rami di reddito, per l’affitto de’ vacui delle vidazzoni, per l’offertorio alle làcane, per il bestiame dei villaggi circonvicini, per lo sbarbaggio de’ porci, diedero l. s. 544.

La liquidazione delle spese e degli oneri inerenti al feudo portò lire sarde 787. 9, nella seguente distinzione: donativo ordinario l. s. 94. 4. 8, donat. straord.

94. 4. 8; donat. ponti e strade 25,0,0; salario all’Avvocato de’ poveri 50. 1. 0, salario al carceriere in den.

59: allo stesso in grano star. 24, a l. 3. 15, lire 90, per alimenti a’ carcerati 100. 0. 0, medico, chirurgo e medicinali 40; esecuzioni di sentenze, evocazioni 110. 0. 0; manutenzione de’ ghiandiferi 6. 0. 0; manutenzione degli spuri 10. 0. 0; amministrazione del feudo 50; avarie all’uno per 100 lire 49. 0. 0.

Tradizioni

Feste e Tradizioni
Feste e Sagre a San Nicolò Gerrei
3° domenica di Maggio: San Nicola di Bari – Festa del Santo Patrono
18 Settembre: Santa Lucia
6 dicembre: San Nicola